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tatuaggio tradizionale giapponese “Irezumi”



Chi sono —
Tatuatore specializzato in stile tradizionale giapponese

Sono un tatuatore italiano specializzato in tatuaggio tradizionale giapponese (Horimono), fondatore dello studio Adrenalink Tattoo, oggi a Quinto di Treviso. Tatuo esclusivamente in questo stile dal 2003, con viaggi annuali in Giappone per lavorare direttamente presso le famiglie storiche di tatuatori giapponesi.

In breve:

  • Tatuo professionalmente dal 1993.
  • Specializzato in stile classico giapponese (Horimono) dal 2003.
  • Incluso tra i 100 migliori tatuatori al mondo nel libro ” The World Atlas of Tattoo” by Anna Felicity Friedman edizione Thames & Hudson.
  • Autore dei disegni raccolti nel libro Forbidden Craft, pubblicato da Mediafriends.
  • Fondatore, nel 1997, dello studio Adrenalink Tattoo.
  • Collaboro con il gruppo di taiko giapponese Munedaiko in spettacoli di pittura dal vivo a teatro.
  • Canto con la band 30Denari

 

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Riconoscimenti e pubblicazioni

The World Atlas of Tattoo, pubblicato da Thames & Hudson, mi ha inserito tra i 100 migliori tatuatori al mondo, un riconoscimento che considero il frutto di oltre trent’anni dedicati esclusivamente al tatuaggio tradizionale giapponese e di un rapporto diretto, costruito nel tempo, con i maestri e le famiglie di tatuatori in Giappone.

Forbidden Craft è un libro pubblicato da Mediafriends che raccoglie una selezione dei miei disegni, frutto dello studio dell’iconografia classica giapponese — draghi, tigri, divinità, fiori, onde e le altre figure del repertorio Horimono — reinterpretata attraverso il mio stile personale.

Il mio lavoro è presente anche in altri volumi e riviste di settore, tra cui 30 Missing Heroes, dedicato alle 108 figure del Suikoden, e Henning Jørgensen: The Royal Tribute, pubblicato in occasione dei 30 anni del Royal Tattoo Studio di Helsingør — entrambi editi da Mediafriends.

Stile: tatuaggio tradizionale giapponese (Horimono)

Il mio lavoro si concentra sul tatuaggio giapponese classico a tutto corpo, l’Horimono: composizioni ampie, spesso a manica intera, tutta la schiena o bodysuit completo, costruite secondo l’iconografia e le regole compositive tradizionali (draghi, tigri, koi, personaggi mitologici, fiori stagionali, onde). Le basi tecniche vengono dal tatuaggio tradizionale occidentale (old school), che ho praticato per i primi dieci anni di carriera prima di dedicarmi interamente allo stile giapponese.

Dal 2003 torno ogni anno in Giappone per studiare presso studi privati e famiglie storiche, tra cui la famiglia Ryu, Horigen di Fukuoka (famiglia di Horimitsu), Horihide di Yokosuka e la Cat Claw Crew di Kyoto.

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Gli inizi

Sono Nato a Venezia il 17 Marzo 1976, da Natividad Nogueras e Ugo Freguja.Da bambino disegnavo ogni giorno. Trasferito a Mestre, sono diventato uno dei pionieri dei graffiti della città. Ho studiato in un istituto cattolico, dove per reazione ho maturato le mie convinzioni anarchiche, atee e anticlericali. Facevo skateboard, ascoltavo punk, dipingevo graffiti sui muri e sui treni — ma il tatuaggio era sempre nella mia mente, per via di mio padre: era tatuato da prima che nascessi, una tigre e un’aquila su entrambi i bicipiti, fatte in India. Quando mi spiegò come lo avevano tatuato, presi aghi e china e mi segnai cinque punti sull’avambraccio. Avevo 6 o 7 anni.

 

 

Da allora non ho più smesso di cercare informazioni, anche se ai tempi non era affatto facile trovarle. I tatuaggi che vedevo intorno a me venivano dal carcere locale: faceva paura, a quell’età, parlare con gli ex detenuti, ma non me ne importava. Ho chiesto, e alcuni di loro mi hanno risposto, spiegandomi come costruire una macchinetta con il motore di un Walkman, una penna Bic e un bottone da camicia.

Con quella prima macchinetta artigianale mi sono tatuato un teschio sulla caviglia sinistra, e altro ancora, per provare le tecniche che stavo imparando. Tatuavo gli amici e, anche se ero solo un adolescente, i ragazzi del quartiere iniziarono a cercarmi per strada, chiedendomi di coprire i tatuaggi fatti in galera.

La prima attrezzatura professionale

Un giorno un amico tornato dall’Inghilterra mi portò l’indirizzo a cui ordinare attrezzatura professionale. Vendetti tutto quello che avevo — dischi, roba da skateboard — e con i soldi raccolti feci un ordine alla Tattoo Factory. Dopo sei mesi di attesa arrivò il pacco: la mia prima macchinetta a bobine, aghi, barre, grip. Sembrava tutto fantastico, ma niente funzionava: dovevo saldare gli aghi, mettere a punto una macchina praticamente da montare da zero. Mi ci vollero mesi per arrivare a un set-up decente.

Da allora tatuo ogni giorno, dal 1993. Il tatuaggio in Italia, nei primi anni Novanta, era ancora un mestiere “primitivo”: pochi negozi in tutto il paese — forse una dozzina — nessuno che ti spiegasse nulla, e clienti che cercavano soprattutto tatuaggi piccoli, facili da nascondere.

Nasce Adrenalink

Il sogno del tatuaggio a tutto corpo in stile giapponese nacque da adolescente, quando vidi Ransho di Masato Sudo — che considero ancora oggi uno dei libri fondamentali del tatuaggio. Nel 1997 ho aperto il mio negozio, Adrenalink, a Marghera: l’unico quartiere che mi ha accolto, nonostante fossi un tatuatore.

Sempre nel 1997 ho conosciuto mia moglie, Manekistefy. Mi ha aiutato tanto da diventare la mia socia in affari oltre che mia moglie; nel 2001 è diventata la mia prima apprendista, e dal 2004 tatua quotidianamente, con uno stile molto personale di cui vado molto fiero. Non si diventa maestri di un mestiere senza studenti.

 

Per i primi dieci anni ho tatuato di tutto — delfini, tribali, bracciali celtici, qualunque cosa mi venisse richiesta — sviluppando lentamente il mio stile nel tatuaggio classico tradizionale. Erano gli anni del bianco e nero a linea sottile, dei biomeccanici, dei primi tribali moderni di Leo Zulueta, della nuova scuola di San Francisco con i suoi lavori coloratissimi: nessuno, allora, cercava quello che cercavo io.

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Il Giappone

Il tatuaggio tradizionale mi ha dato le basi tecniche per lavorare sull’Horimono. L’immaginario giapponese mi affascinava fin da ragazzino, quando studiavo karate, ma trovare informazioni era impossibile. Così ho comprato un biglietto e sono volato in Giappone, a cercare i colleghi nei loro studi privati. Quel viaggio mi ha cambiato la vita: da lì ho potuto finalmente accedere a tutte le informazioni che cercavo. Dal 2003 torno in Giappone ogni anno, e tatuo solo in stile classico giapponese.

In quel periodo l’Europa mi era “ostile”: il tatuaggio stava crescendo molto, ma non nella direzione che avevo sempre amato. Mi sentivo frustrato, e questo condizionava la mia creatività. Ho scelto l’isolamento: niente più riviste di tatuaggi, niente più convention europee. Volevo cambiare aria e seguire la mia passione a ogni costo.

Le poche persone che in quegli anni rispettavano i miei tatuaggi erano in Giappone, e resto molto grato a tutte loro — in particolare alla famiglia Ryu, a Horigen di Fukuoka (famiglia di Horimitsu), a Horihide di Yokosuka e alla Cat Claw Crew di Kyoto. Ho re-imparato il tatuaggio in quegli anni, ho conosciuto di persona i tatuatori che consideravo più talentuosi, condiviso con loro idee tecniche e costruito insieme bei progetti. Quando tornavo in Italia mi sentivo quasi un pesce fuor d’acqua — i riferimenti dei colleghi qui erano completamente diversi, e non mi dispiaceva affatto.

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Oggi: lo studio, l’arte, la musica

Con gli anni sempre più persone si sono avvicinate al tatuaggio classico giapponese, e la mia popolarità è cresciuta insieme a una clientela solida, a cui sono profondamente grato per ogni pezzo di pelle che mi ha affidato. Marghera, però, è cambiata molto, e lo studio su strada non era più il luogo adatto al lavoro che faccio: così, insieme a Manekistefy, ho deciso di aprire il nostro studio privato a Quinto di Treviso, lontano dal caos dell’overtourism veneziano e più vicino alla natura, che resta la nostra prima fonte di ispirazione.

In questi anni ho continuato a dipingere, esponendo in un paio di personali a Düsseldorf, New York e Roma, e ho tenuto conferenze sul tatuaggio giapponese in collaborazione con l’Università Statale di Milano, Ca’ Foscari a Venezia e diverse tattoo convention in Italia.

I miei disegni sono raccolti nel libro Forbidden Craft, pubblicato da Mediafriends, e il mio lavoro è incluso tra i 100 migliori tatuatori al mondo nel The World Atlas of Tattoo, pubblicato da Thames & Hudson.

 

Collaboro inoltre con il gruppo Munedaiko in spettacoli portati sui palchi di importanti teatri: loro suonano il taiko, il tradizionale tamburo giapponese, mentre io e Manekistefy eseguiamo dal vivo una pittura di grandi dimensioni, nei tempi e nei ritmi dello spettacolo.

Parallelamente al tatuaggio, porto avanti un progetto musicale post-punk, 30 Denari, e un progetto solista voce e fisarmonica.

 

Domande frequenti

Che stile di tatuaggi fa? Tatuaggio tradizionale giapponese (Horimono) a tutto corpo — manica intera, schiena intera, bodysuit — oltre a basi solide nel tatuaggio tradizionale occidentale (old school).

Dove si trova lo studio? Adrenalink Tattoo si trova a Quinto di Treviso, in Veneto.

È riconosciuto a livello internazionale? Sì: è incluso tra i 100 migliori tatuatori al mondo nel libro The World Atlas of Tattoo, pubblicato da Thames & Hudson, e i suoi disegni sono raccolti nel libro Forbidden Craft, pubblicato da Mediafriends. È presente inoltre in altri libri e riviste di settore, tra cui 30 Missing Heroes e Henning Jørgensen: The Royal Tribute (entrambi Mediafriends).

Fa altro oltre al tatuaggio? Sì: dipinge (con personali a Düsseldorf, New York e Roma), tiene conferenze sul tatuaggio giapponese, collabora con il gruppo di taiko Munedaiko in spettacoli di pittura dal vivo, e porta avanti progetti musicali (post-punk con “30 Denari” e un progetto solista voce e fisarmonica).

 

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